giovedì 29 marzo 2012

I could have danced all night

Dai 14-15 anni ho avuto questo amico, che chiameremo M. Io ed M. abitavamo a due stradine di distanza, si andava a scuola insieme. La mattina passavo da lui, citofonavo e già mentre scendeva le scale mi chiedeva di fargli copiare qualcosa dei compiti a casa, e mi sorrideva con quegli occhi chiari e sinceri. Come potevo dirgli di no? E sulla strada per scuola si parlava e rideva, ed al ritorno lo stesso. Il secondo anno lui cambiò scuola, ma si faceva ancora la strada assieme. Passavamo anche un sacco di pomeriggi assieme, da me o da lui, anche a non far niente, lui a giocare alla play station ed io a leggere. Come una famiglia.
La cosa bella di M. erano le mani. Erano grandi, e quando mi toccava o abbracciava sentivo quasi una scia di calorino dove passavano. Alle feste ed ovunque si ballasse ballavamo sempre insieme. Anche se nella nostra concezione di ballo non c'è la chiara idea del "concedere un ballo", "riservare un ballo", tanto cara a Jane Austen e K. Mansfield, noi sapevamo che avremmo avuto quei due o tre balli insieme. In un immaginario carnet lui era la mia certezza.
Insieme ballavamo bene, ci muovevamo come un solo corpo e anche i balli lenti, che posso risultare in un semplice dondolio, con lui erano qualcosa di più complicato e naturale insieme: le sue mani sui miei fianchi mi guidavano in piccoli impercettibili otto tracciati sul pavimento dai nostri piedi.

A questo punto io me la prenderei con le stupide commedie che per anni hanno riversato inutile melassa nelle orecchie di una qualsiasi fanciulla x, portando all'estremo del patologico un luogo comune, pilastro portante dell'happy ending: i due amici che finiscono insieme scoprendo di amarsi alla follia. Carrozza in dissolvenza verso il tramonto, fine.
E balla oggi che balla domani, e stai insieme, comportati da fidanzati senza far nulla, ecco che lui comincia  piacermi. E lui si mette con un'altra, dimenticando completamente anni di amicizia. 
Finisce così, senza dissolvenza al tramonto, ma con il fermo immagine di saluti cordiali ma distanti ogni volta che ci vediamo.
M. sta ancora con quella ragazza, da tre anni. Da due anni e mezzo io sto col Rufo. Ogni tanto mi manca il mio amico, prima che io sputtanassi il tutto cercando di portare su un altro piano quello che non era fatto per essere elevato. 
Chissà, forse in un universo parallelo sta accadendo.

                                                                 Midori

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