sabato 17 marzo 2012

Mai senza- Midori

Mai senza disegnare scarabocchi un po' ovunque. Mai senza la fedina che mi avevano regalato ai 18 anni le mie amiche. E poi è andata come è andata, la fedina me la sono tolta e mi sentivo quel dito nudo. Mai senza chiedere il permesso a mia madre, questo è stato il mantra della mia adolescenza, ancora più bello è stato trasgredire, come quando a sedici anni scappavo sul terrazzo a fumare e mi sentivo padrona del mondo e del mio girovita. Mai senza il casco, come ripetevo al mio ragazzo dei quindici anni, che aveva il motorino e quello gli dava punti, anche se non sapeva coniugare un verbo che fosse uno e mi portò al cinema a vedere Moccia. Quella storiella durò un mese ("Mai senza te", dettomi in un marcato accento pugliese), fatta di pomiciate freddine (da parte mia), corse in motorino fino al mare e preghiere perché lui non si accorgesse che, salendo sul suddetto mezzo, gli avevo rigato il bauletto con la scarpa. Mai senza ridere, perché se non riesci a ridere dentro muori. Mai senza amore, e in questo ci sono riuscita, infilandomi nel letto e nel cuore del Rufo, nuda e tremante, mani nelle mani con lui. Mai senza studiare, dalla prima elementare all'università, una scuola di obbedienza civile quasi imbarazzante. Mai senza cantare, che sia in doccia o in campagna con gli amici, o anche in metro, con la gente che ti guarda strano, perché mugoli. Mai senza alzare l'asticella, perché voglio arrivare in alto ed in alto arriverò. E pazienza se soffro di vertigini: me le farò passare. Mai senza un paio di scarpe più comode in borsa, perchè diciamocelo: i tacchi sono bellissimi, ma a volte proprio non ce la si fa. E poi un piano b serve sempre nella vita. Per questo se non diventerò la mega editrice che sogno, farò la calzolaia.
Midori

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